Una montagna di libri: assegnato il Premio Itas

Ci sono anche autori conosciuti in Fiemme e Fassa fra i vincitori del Premio Itas del libro di montagna, il concorso letterario internazionale, legato al Filmfestival Montagne e culture di Trento, e dedicato alle opere in cui si celebra la montagna in tutte le sue forme. Parliamo di Daniele Zovi che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare a Predazzo gli anni scorsi, oggi tra i più preziosi divulgatori italiani in tema di boschi, animali selvatici e salvaguardia dell’ambiente di montagna; di Cesare Poppi, autore di Saggi di antropologia ladina, Istitut Cultural Ladin, segnalato fra gli autori ed editori trentini. Tre volumi che compongono una monumentale opera e che raccolgono studi e ricerche che l’antropologo Cesare Poppi ha dedicato alla cultura popolare della comunità ladina di Fassa, dalla storia alla narrativa orale, le ritualità e i miti, le tradizioni e la cultura materiale, la lingua e gli aspetti storico-sociologici e identitari; e di David Bellatalla, ospite quasi fisso della biblioteca di Cavalese quando rientra in Italia dalla “sua” Mongolia, che con Stefano Rosati ha scritto “Il grande viaggio” edito da Montura, un “grande” libro (certamente nelle dimensioni e nel peso) sulla Via della seta, e che è stato segnalato dalla giuria.

 Il vincitore, con “Mia sconosciuta” (Ponte alle Grazie), è stato comunque Marco Albino Ferrari.

Il libro, già inserito nella cinquina finalista come il migliore fra i testi della categoria “Vita e storie di montagna”, ha il merito di far segnare un passo avanti alla narrativa di montagna, aprendo uno spaccato familiare sul rapporto tanto simbiotico quanto fertile che lega in maniera indissolubile una madre a un figlio, ed entrambi alla insopprimibile fascinazione per le Terre alte, l’escursionismo e l’alpinismo. “Marco Albino Ferrari, firma nota del giornalismo di montagna e storico frequentatore del nostro Premio, racconta una storia all’insegna di una struggente tenerezza, che dà conto dell’apprendistato di un cucciolo d’uomo destinato a farsi adulto grazie alla lezione di libertà della madre, e a dispetto delle prospettive ben più chiuse di altri adulti” – commenta Enrico Brizzi, Presidente della Giuria.

l Premio quest’anno ha celebrato i suoi 50 anni di vita nella 47a edizione poiché tra il 2012 e il 2016, il concorso si è svolto ogni due anni, tornando poi nel 2017 alla cadenza annuale in seguito all’elevato numero di autori desiderosi di parteciparvi e all’attenzione crescente da parte del pubblico verso l’editoria di montagna. Il concorso ha visto in questa edizione la partecipazione di 110 opere pervenute da 45 case editrici.

Questi gli altri vincitori delle singole sezioni:

sezione “Guide e mappe”:
Ussita Monti Sibillini, Ediciclo editore Ussita è un paese di poche centinaia di abitanti in provincia di Macerata, nelle Marche, tra i Monti Sibillini, e si trova esattamente nel cuore delle zone sconvolte dai terremoti del 2016- 2017, dove i segni della distruzione sono ancora visibili.

Sezione Libri per ragazzi:
Damir Karakaš, Memorie della foresta, BEE editore.

Per i trentatré capitoli di Memorie della foresta di Damir Karakaš la giuria del Premio Itas ha deciso di compiere un gesto impegnativo, indicando questo libro come necessario per un pubblico di giovanissimi (anche se non certo l’unico) ai quali far conoscere un mondo forse dimenticato, ma così vicino da essere appartenuto alla vita dei nonni e forse dei genitori.

sezione “Alpinismo e sport di montagna”
Bernadette McDonald, Winter 8000, Mulatero editore
. L’alpinismo himalayano in inverno è un gioco affascinante e drammatico che da sempre scrive storie epiche. Protagonisti di questa incredibile storia sono i “guerrieri del ghiaccio”, quegli alpinisti che non possono fare a meno di quel mondo fatto di sfide al limite. Con spirito inglese, McDonald racconta le loro vicende alpinistiche ed umane partendo proprio dai grandi polacchi, “inventori” delle invernali sugli Ottomila.

sezione “Ricerca e ambiente”:
Daniele Zovi, Autobiografia della neve, UTET
. Dopo oltre quarant’anni di lavoro nel corpo forestale, Daniele Zovi, Alla lunga esperienza, unisce un talento narrativo che si rivela soprattutto in questa “Autobiografia della neve” il più personale dei libri scritti finora.

 

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