Una scuola che “ripara” i conflitti

La Scuola Ladina di Fassa è una delle tredici scuole riparative d’Italia; l’unica in Trentino. Si tratta di un progetto che mira a mettere in relazione due parti in conflitto, offrendo strumenti di mediazione per superare episodi che hanno segnato in maniera negativa il rapporto. Attraverso lo strumento della mediazione, agli studenti viene offerta la possibilità di trovare nuovi modi di relazionarsi con i compagni con i quali sono intercorse offese, liti o situazioni percepite come ingiuste.

«La giustizia riparativa – spiegano le insegnanti referenti del progetto – non sostituisce la punizione; chi sbaglia affronterà le conseguenze delle sue azioni. Ma spesso ci si dimentica che la pena non risolve il conflitto: anche dopo il “castigo”, le parti in gioco si trovano a dover condividere spazi e tempo, e spesso lo fanno con difficoltà proprio perché i trascorsi comuni negativi non sono stati superati. È quindi necessario costruire nuovi modi di stare in relazione. Per riuscirci, bisogna cambiare il modo in cui si guarda al conflitto, che non va più visto come qualcosa di irreparabile, ma nemmeno come un ospite scomodo che si finge di non notare. Il conflitto va, al contrario, preso in carico. Solo così lo si può affrontare e superare».

Come? La risposta della Scuola Ladina è la mediazione: «L’obiettivo è quello di mettere in dialogo le parti coinvolte, così da trovare nuovi equilibri che permettano di condividere l’aula, i corridoi, il cortile e gli altri spazi della scuola in cui devono, loro malgrado, relazionarsi. Non per niente questo approccio, che è anche molto diffuso nelle carceri, si chiama anche giustizia dell’incontro: non per forza le due parti coinvolte arriveranno ad essere amiche, ma – se messe in dialogo – possono perlomeno imparare a convivere e a rispettarsi».

Fassa Coop

Il progetto è partito lo scorso anno dalla scuola media di Pozza di Fassa, in questi mesi è stato esteso anche alle altre due sedi, attraverso un secondo ciclo di formazione. Alcuni studenti e insegnanti hanno frequentato un percorso formativo Dike, cooperativa per la mediazione dei conflitti. I ragazzi e le ragazze coinvolti sono anche stati in visita all’istituto penale minorile “Beccaria” di Milano, dove hanno incontrato le altre scuole riparative d’Italia e assistito a uno spettacolo teatrale allestito dai detenuti stessi.

I ragazzi che hanno concluso il percorso sono quindi diventati mediatori. Senza prendere le parti di nessuno, hanno il compito di far emergere bisogni ed emozioni di chi si rivolge a loro, non dimenticando che questo tipo di percorso si basa su tre principi: riservatezza, non giudizio e volontarietà.

Dorigoni

Terminata la formazione, è stato aperto uno sportello, ora accessibile anche agli alunni della secondaria di primo grado dei plessi di Moena e Campitello. Chi ne sente il bisogno – per qualsiasi situazione di conflitto o disagio che lo coinvolga – chiede un incontro preliminare con due mediatori (uno studente e un insegnante, preferibilmente non legati al richiedente). Dopo aver compreso il problema, i due mediatori contattano l’altra parte, che è libera di accettare se aderire o no a questo percorso di confronto. Dopodiché, se c’è la disponibilità di entrambi, si procede con il vero incontro di mediazione, durante il quale si lavora su emozioni e bisogni per permettere alle due parti di entrare in empatia reciproca. Spesso basta questo – ascoltarsi davvero – per risolvere un conflitto, o perlomeno per imparare a stare insieme.

Monica Gabrielli

Immobiliare Scorpion
Facebook
Twitter
WhatsApp
Email