Uomini e dei. Il museo egizio e il piacere del cinema

Il piacere del cinema prosegue giovedì 11 aprile con un documentario “Uomini e dei. Le meraviglie del museo egizio”, di Michele Mally, narrato da Jeremy Irons.

La vita e la morte per gli antichi egizi erano due dimensioni da porre in dialogo: il culto e la cura nei confronti dell’aldilà erano tematiche fondamentali. Non a caso, già dal titolo dove compaiono i termini “Uomini” e “Dei”, si evince la stretta correlazione tra queste due entità. Il documentario è narrato da un affascinante e appassionato Jeremy Irons che, immerso tra buio e mistero, traccia alcune linee guida dedicate all’antica civiltà, alla custodia della sua storia e ad importanti fattori culturali che sono rimasti nel tempo. I temi e le storie raccontate sono accompagnati dalla musica creata da Remo Anzovino.

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Il Museo Egizio di Torino è il circuito principale da cui parte il racconto: luogo prezioso che custodisce quarantamila reperti storici che qui vengono spiegati e descritti dagli appassionati curatori di questa istituzione e dal raffinato direttore del museo Christian Greco.

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Perché Torino ha la più grande e importante collezione sull’antico Egitto? Perché proprio da questa città italiana, nel 1824, l’archeologo Vitaliano Donati, nel Settecento – scrive My Movies –  viene inviato dai Savoia alla ricerca delle tracce di questa civiltà. E poi Berardino Drovetti, scopritore della Stele di Rosetta che riesce a tradurre nel 1822 e, successivamente, Ernesto Schiaparelli che attua, nel 1906, una delle più grandi scoperte archeologiche del secolo: una tomba assolutamente intatta, costituita da oggetti, sarcofaghi, elementi quotidiani e dai defunti stessi. Perfettamente conservati e senza alcun danno subito da precedenti saccheggi. Un sogno per un archeologo e per gli studiosi del tempo.

Si tratta della tomba di due personaggi importanti per la società dell’epoca, l’architetto Kha e la moglie Merit. Il corredo nuziale, i gioielli che adornano i corpi che il pubblico riesce a vedere anche attraverso uno speciale programma 3d e la narrazione dal libro dei morti, sono elementi chiari da decifrare per ricostruire la vita dei coniugi.

Il film parte proprio da qui: la regia accompagna lo spettatore a rivivere quell’esperienza avvenuta nel sottosuolo di Luxor, sulla sponda occidentale del Nilo, a entrare negli stretti tunnel, togliere con delicatezza la porta in legno che nasconde questo micro mondo prezioso, e scoprire qualcosa che ha riposato per qualche millennio, dalla XVIII dinastia (1543 – 1292 a.c.).

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