Val di Fiemme, gli scarti diventano energia: il modello dell’economia circolare

Trasformare gli scarti di un processo produttivo in una nuova risorsa. È questo il principio alla base dei progetti di economia circolare sviluppati in Val di Fiemme, dove energia, industria agroalimentare e mondo agricolo entrano a far parte di un unico sistema. Protagonisti sono Bio Energia Fiemme, il Pastificio Felicetti e il comparto zootecnico locale. Le nuove iniziative saranno presentate venerdì 11 e sabato 12 settembre.

Il percorso parte da lontano. Bio Energia Fiemme SpA nasce nel 1999 con l’obiettivo di offrire un’alternativa ai combustibili fossili per l’abitato di Cavalese. Negli anni, alla produzione di energia termica si è affiancata quella di energia elettrica. Il modello si è orientato sempre più verso l’autosufficienza energetica e l’utilizzo delle risorse locali.

Il filo conduttore di questo sviluppo è stato soprattutto il recupero degli scarti. Nel 2013, dall’utilizzo dei rifiuti organici è nata Bio Energia Trentino, con l’obiettivo di ricavare energia e compost dai residui di cucina. Il progetto è nato in un territorio, quello di Fiemme, dove da vent’anni la raccolta differenziata supera l’80%. In seguito è stato esteso alla gestione della raccolta differenziata trentina.

Nel 2016 è stata la segatura della lavorazione locale del legno a diventare una risorsa, con la produzione di Fiemme Pellet. Si tratta di un combustibile rinnovabile ottenuto dalla filiera del legno locale, destinato a famiglie e imprese del Trentino. Nel 2020 il percorso si è ampliato con Magnifica Essenza, società del Gruppo Bio Energia Fiemme nata per valorizzare gli scarti forestali delle conifere. Aghi e rami diventano materia prima da cui estrarre oli essenziali destinati al settore del benessere e del wellness. Il processo utilizza anche i cascami termici della centrale di teleriscaldamento di Cavalese.

Il passo più recente porta l’economia circolare a una dimensione ancora più integrata. Si tratta di un progetto di simbiosi industriale che coinvolge Bio Energia Fiemme, il Pastificio Felicetti e il settore zootecnico della Val di Fiemme. Grazie anche agli incentivi del PNRR, insieme alle aziende agricole locali è nata Bio Metano Fiemme. La società ha realizzato un impianto di digestione anaerobica alimentato dal calore prodotto dalle biomasse di Cavalese. Letami e liquami provenienti dagli allevamenti locali vengono utilizzati per la produzione di biometano attraverso un processo di fermentazione.

La stessa logica di rete coinvolge il Pastificio Felicetti. L’estensione del teleriscaldamento permette di alimentare lo stabilimento attraverso una nuova centrale a biomassa, sostituendo il gas metano di origine fossile con energia prodotta dal legno. Anche gli scarti della produzione della pasta entrano nel ciclo. Invece di restare un semplice residuo industriale, vengono messi a disposizione del sistema e utilizzati, insieme agli scarti zootecnici, per la produzione di biometano. Ne deriva un modello circolare su scala territoriale, in cui gli scarti di un’attività diventano risorsa per un’altra e imprese, aziende agricole e settore energetico concorrono a costruire una filiera locale.

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I progetti e gli obiettivi di questo percorso saranno presentati venerdì 11 e sabato 12 settembre. Due giornate dedicate non soltanto all’energia e all’innovazione industriale, ma anche al ruolo che i territori di montagna possono assumere nella costruzione del proprio futuro. Significativa la scelta della sede del convegno di venerdì: il palazzo storico della Magnifica Comunità di Fiemme, istituzione che dal 1111 rappresenta un riferimento per l’autonomia e l’autogoverno della popolazione fiemmese.

«Parleremo certo dei progetti industriali e di energia, ma parleremo soprattutto di un’idea di montagna, di un’idea di periferia che vuole essere protagonista del proprio futuro e non si rassegna all’omologazione culturale», sottolinea Andrea Ventura, amministratore delegato di Bio Energia Fiemme. Un confronto che parte da progetti concreti di energia ed economia circolare per affrontare un tema più ampio: la capacità dei territori alpini di mettere in rete risorse, imprese e comunità e di costruire localmente nuovi modelli di sviluppo.

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