Verso un’alimentazione più sostenibile

L’introduzione di cibi a base di insetti va analizzata anche da un punto di vista ambientale, culturale, sociale ed economico.

L’accettazione di cibi nuovi, soprattutto quando sono “strani” come gli insetti, e in generale il mutamento delle abitudini alimentari sono argomenti complessi, che non possono essere sicuramente analizzati limitandoci a studiare il comportamento del singolo. Abbiamo chiesto aiuto al professor Simone Cerroni, professore associato del Dipartimento di Economia e Management e del Centro Agricoltura Alimenti Ambiente – C3A, economista comportamentale e quindi esperto dei comportamenti dei consumatori e degli agricoltori, anche con un certo occhio verso gli aspetti psicologici, per comprendere perché i consumatori compiono determinate scelte.

«Mi sono avvicinato di recente al mondo degli insetti – racconta il professor Cerroni -. Sto collaborando con altri ricercatori del centro C3A – Centro Agricoltura Alimenti Ambiente e del Dipartimento di Economia e Management attraverso la somministrazione di questionari che ci aiutino a capire quali possono essere le resistenze da parte dei consumatori verso cibi innovativi come quelli a base di insetti e anche valutare quali possono essere gli strumenti informativi più efficaci per superare queste barriere».

L’introduzione degli insetti nella nostra alimentazione sembra un necessario passaggio per rispondere ad una crescita demografica che ovviamente porterà a ricercare fonti alimentari sufficienti per tutti: «L’introduzione di insetti nelle nostre diete potrebbe essere un fatto positivo in termini di diversificazione – spiega il professore – tuttavia non c’è una solida evidenza scientifica che dimostri quanto allevare insetti sia effettivamente più sostenibile, da un mero punto di vista ambientale, rispetto ad allevamenti zootecnici tradizionali. Non possiamo negare però che l’introduzione di insetti nella nostra alimentazione possa generare la creazione di una nuova filiera agro-alimentare e quindi nuove opportunità di business».

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Ma un consumatore occidentale è davvero pronto a introdurre insetti nella propria alimentazione? «Il consumatore occidentale è sicuramente più restio a pensare di introdurre insetti nella propria alimentazione – sottolinea il professor Cerroni – ci sono reazioni di disgusto, di “neofobia” (rifiuto per le novità), ma va pensato che la dieta cambia, evolve continuamente. Solo vent’anni fa noi non mangiavamo sushi (e magari molti provavano disgusto al pensiero di cibarsi di pesce crudo) e adesso sembra non possiamo farne a meno. In Gran Bretagna, fino a qualche anno fa la fonte principale dei carboidrati erano le patate. Oggi sono state quasi completamente sostituite da pasta e riso. Questi cambiamenti non avvengono dall’oggi al domani, ma sono graduali e richiedono decenni».

Il dibattito riguardo questo argomento è acceso, ci sono i sostenitori a spada tratta del cambiamento e i tradizionalisti che restano attaccati alla “sacralità” delle abitudini alimentari. «Troppo spesso la nostra società offre visioni polarizzate – dice il professor Cerroni – quindi o “solo” o “niente” carne, quando probabilmente bisognerebbe avere una prospettiva più moderata. Un buon compromesso potrebbe essere quella che oggi viene chiamata dieta flexitariana, termine formato dalla combinazione delle parole

“flexible” e “vegetarian”, cioè una dieta flessibile che, pur privilegiando il consumo di alimenti vegetali, non esclude assolutamente carne e pesce, ma invita a consumarli con più moderazione».

Quindi forse la vera questione non è se mangeremo o no insetti, ma come rendere la nostra alimentazione più sostenibile, per una popolazione che cresce e per un ambiente e un clima che cambiano. «Sarebbe auspicabile che nel prossimo futuro un cambiamento delle nostre abitudini alimentari portasse verso una graduale diminuzione del nostro consumo di proteine animali a favore di altre fonti di proteine – conclude il professor Cerroni – attraverso una combinazione che tenga in considerazione tanti aspetti della sostenibilità, non solo quella ambientale, ma anche sociale ed economica».

Valeria De Gregorio

dentelin.eu
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