Villa Alvarado-Busser

Forse qualcuno di voi, con qualche anno più di me sulle spalle, ricorderà che a Cavalese c’era una grande casa (una delle ultime uscendo dal paese in direzione Tesero) conosciuta da molti come “la Villa dei Russi“. In realtà in quella dimora, dove alcune cavalesane lavorarono come dipendenti fisse o occasionali, vivevano un oculista venezuelano, il dottor Pedro Alvarado, sua moglie Elisaveta, la cognata Maria – detta Mussja – e la suocera, la contessa Anna. Poiché la coppia non aveva figli, completavano la famiglia diversi cani, che negli anni si sono succeduti animando il grande giardino: in particolare il terranova Kerry e il pastore tedesco Negro, detto “Negrito”. 

Verrebbe da chiedersi cosa c’entri la Russia in tutta questa genealogia. Ma c’entra eccome. La suocera infatti, Anna Poduskina, era nata ad Oranienbaum, nei pressi di San Pietroburgo, nell’agosto 1890. Suo fratello, Mihail Poduskin, doveva essere un militare di carriera perché prese addirittura parte alla battaglia di Port Arthur, durante la guerra tra Russia e Giappone (1904). Non sappiamo come, ma Anna conobbe il marito proprio in Russia: si chiamava Christof Busser, ed era titolare di una fabbrica bavarese che produceva profili in legno ed altro. Dal loro matrimonio nacquero a Kiev Elisaveta e, due anni più tardi a Kursk, la sorella Mussja.

I Busser abitavano probabilmente in Baviera ed erano molto ricchi. Le ragazze dovevano vivere negli agi, girando l’Europa e andando in vacanza in luoghi ameni e prestigiosi. Ad Imperia possedevano una splendida residenza in stile gotico, Villa Ludowici, poi ridotta in macerie durante i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale e venduta negli anni ’60 (oggi un resort).

Proprio durante una vacanza in Liguria – o forse una crociera, Elisaveta dovette conoscere Pedro, giovane ma già vedovo: era un uomo piuttosto in carne, ma ricco di quel fascino latino tipico dei sudamericani. Dopo le nozze, avvenute nella chiesa russa ortodossa di Sanremo, la coppia visse a Krailling, in Baviera, per diverso tempo. L’avvento di Hitler e l’incombere di un nuovo conflitto preoccuparono forse papà Busser, al punto di farsi costruire una residenza in Italia, in Trentino, luogo a suo giudizio più sicuro e anche fortificato: la villa infatti fu dotata di un bunker antiaereo in cemento armato, dove trovare rifugio in caso di bombardamento.

In che modo Busser abbia saputo dell’esistenza di Cavalese non ci è dato saperlo: forse attraverso un passaparola tra conoscenti, magari appartenenti  alla famiglia Koch, con cui c’era una certa frequentazione, o su indicazione di amici conosciuti alle terme di Merano. E così la villa venne costruita in Val di Fiemme, alla fine degli anni ’30, dall’imprenditore edile Valentino Degiampietro, detto “Tini”.

Francesca Volta

Per saperne di più su questa bellissima villa e vedere le fotografie della famiglia, scaricate qui L’Avisio di febbraio.

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email

Lascia un commento