Fisarmonica, un amore da tramandare

Pubblicato nel 2020

Entriamo nella bottega in punta di piedi come se stessimo varcando l’ingresso di un antico tempio sacro. La nostra attrezzatura fotografica stride con tutti gli oggetti presenti in questo silenzioso luogo che emana in ogni dove il fascino di antichi lavori ormai perduti e che assomigliano sempre più solo a storie che si raccontano la sera accanto al fuoco mentre fuori nevica. ll pavimento scricchiola sotto i nostri piedi, apriamo una porta e Vittorio Vanzo è lì ad attenderci tra decine e decine di fisarmoniche.

Con lui, anche l’amato nipote Nicolas che invece di rimanere incantato dall’ultimo modello di Playstation è stato stregato dalla passione del nonno. Ecco spiegata la sua presenza a quest’incontro. Anzi, l’incontro l’ha organizzato proprio lui perchè crede che storie come quelle del nonno Vittorio debbano avere un’eco più ampio possibile in questo mondo che corre a mille all’ora.

Ed in effetti la storia di Vittorio è straordinaria sin dalla sua infanzia, quando a due anni e mezzo, vista la forte carenza di lavoro in valle, vede la sua famiglia trasferirsi armi e bagagli niente meno che in Grecia, a Rodi. Lì la promessa di un lavoro per il capofamiglia come boscaiolo grazie ad una campagna di rimboschimento voluta dal Duce.

Vittorio ci racconta la sua vita sfiorando i tasti delle fisarmoniche. Ce ne sono tantissime, alcune comprate, altre ereditate, altre ancora trovate nelle vecchie cantine o addirittura nella pattumiera, gettate come oggetti che non servono più.

Il racconto continua con il periodo dell’infanzia vissuta a Rodi e precisamente a Campochiaro, oggi Eleousa, dove era stato costruito un paesello apposta per i boscaioli provenienti dalla Val di Fiemme. C’era tutto: una cinquantina di casette (assegnate gratuitamente), la chiesa, la scuola, la terra da coltivare. Per Vittorio sono anni spensierati: Le estati erano eterne mentre gli inverni duravano appena quindici giorni, tutto il contrario della valle da cui proveniva.

Ma l’idillio dura poco. Nel ’40 arriva la guerra, la situazione peggiora velocemente e Vittorio è costretto a soffrire la fame per ben due anni, dal 1943 al 1945. Un periodo molto duro che ricorda ancora oggi e che gli fa apprezzare ogni giorno il cibo che arriva sulla tavola.

Nel 1946, a guerra finita, Vittorio e la sua famiglia sono costretti a tornare in Val di Fiemme, abbandonando tutto ciò che di buono avevano fatto in Grecia. Al loro arrivo si rendono conto che ancora una volta dovranno ricominciare tutto da capo. In valle c’è tanta miseria e Vittorio si reinventa pastore per uno stipendio di 10.000 lire al mese.

È in questo periodo buio che si appassiona a forse l’unica via di svago che le famiglie del tempo avevano. Non c’era la tv, non c’era internet, l’iPad, lo smartphone, o la Playstation. C’erano solo gli strumenti musicali e tra questi la fisarmonica la faceva sicuramente da padrone e veniva suonata da almeno un componente per ogni famiglia. Vittorio è curioso e impara veloce. È portato per questo particolare strumento molto complesso da suonare e padroneggiare. In meno di sei mesi impara a suonare alla perfezione utilizzando un metodo efficace e veloce: tutto a orecchio! Alla fine dell’estate spende tutto ciò che ha guadagnato per comprarsi la sua prima fisarmonica tra le ire della mamma. Inizia così a guadagnare qualche soldo anche suonando, oltre al lavoro di falegname che si aggiunge a quello di pastore.

Ma la sua intraprendenza lo porta oltre. Nel 1972 capita l’occasione di lavorare per una azienda di Castelfidardo (capitale della fisarmonica) che ripara fisarmoniche. Così Vittorio si trasferisce momentaneamente a Loreto, a pochi km da Casterfidardo. È qui che impara ad aggiustare gli strumenti e ad accordarli. Tornato in valle carico di entusiasmo, apre la sua bottega (unica nel trentino) di riparatore di fisarmoniche. Non contento, prova a costruirne da zero, riuscendoci piuttosto bene.

Nella sua bottega ci sono ancora strumenti che portano il suo nome e lui ce le mostra con molto orgoglio. Quello che si è scelto è davvero un lavoro certosino di estrema pazienza che si fa, ci dice, solamente se si ha passione, altrimenti si molla dopo una settimana! Vittorio ci racconta che una fisarmonica in media è composta da 20.000 pezzi e che è uno strumento veramente difficile da assemblare e accordare. Ci mostra come intonare le varie voci: con in mano una piccola lima toglie sottilissimi strati di metallo con movimenti lenti e regolari da piccole lamelle e magicamente la “voce” si intona.

La sua bottega tracima di attrezzi particolari, arnesi che si è fatto costruire appositamente dagli artigiani della valle e che non si trovano da nessuna parte. Alcuni di questi li ha recuperati da fallimenti di aziende di fisarmoniche, così come tante parti di ricambio che ai suoi occhi sono apparse come un tesoro immenso da non lasciarsi scappare.

Negli anni Vittorio è diventato uno dei massimi esperti riparatori di fisarmoniche, appellativo che gli è costato migliaia e migliaia di ore trascorse nel suo studio. Ci dice con un sorriso sornione che è meglio non sapere quanto tempo ha trascorso tra queste mura, potremmo spaventarci. Vittorio ha anche organizzato mostre con le sue amate fisarmoniche ed è stato protagonista di vari articoli sui giornali locali.

Lo studio ha altre stanze. Entriamo in una di queste e ci sono fisarmoniche ovunque. Ci sono modelli russi molto rari, modelli dell’800 e modelli che non ha più nessuno. Un tesoro che Vittorio sta pensando di tramandare al nipote Nicolas, l’unico della famiglia che ha avuto la costanza di seguire il nonno in questo suo straordinario mestiere. Ci avevano provato i figli di Vittorio, ma senza successo. Nicolas invece ne è rimasto folgorato e in poco tempo ha iniziato a suonare le fisarmoniche di nonno Vittorio. Ora viene chiamato alle sagre di paese, alle rievocazioni storiche, agli eventi importanti e in tutti quei luoghi di aggregazione dove una fisarmonica è la protagonista indiscussa, con grande soddisfazione e orgoglio da parte del nonno.

Il grande enigma è capire quanto questa passione si possa tramutare in hobby o addirittura in un lavoro, proprio quel lavoro di riparatore di fisarmoniche che necessita di ore e ore di pazienza certosina. Tutto tempo che al giorno d’oggi un ragazzo come Nicolas magari fatica a trovare. Non tanto per la voglia, quella c’è. Ma oggi, come ci fa giustamente osservare Nicolas, trovare il tempo per coltivare certe passioni è veramente durissima. Troppe cose da fare, troppe distrazioni, troppa velocità, troppo tutto. Ma nonno Vittorio ci spera, spera che tutta l’esperienza accumulata negli anni possa essere tramandata al nipote.

E chissà che un giorno, Nicolas Vanzo, nipote di Vittorio Vanzo di Masi di Cavalese, non possa impadronirsi dei vecchi strumenti del nonno, apprendere il mestiere per poi magari cambiarlo, migliorarlo, farlo diventare “moderno” e tecnologico, evolverlo in qualcosa di incredibilmente appetibile alle nuove generazioni. In valle ad oggi non sono molti i giovani che si appassionano alla fisarmonica, non certo come un tempo, perlomeno. La scelta di Nicolas potrebbe cambiare questo andamento. Staremo a vedere.

Maurizio Tomè

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