Vogliamo il partito della montagna!

Un giornalista, nostro collaboratore ed amico, ci ha inviato questo scritto che noi pubblichiamo volentieri con l’intento, anche provocatorio, di sentire gli umori dei nostri “concittadini montanari”.

Veicoliamo quindi questa proposta, utilizzando la fortunata frase di Crozza/Zaia, portata all’onore delle cronache di recente:” pensateci un po’ sopra”.

Vogliamo il Partito della Montagna!

La questione non sta tanto nell’aver tenuto chiuse le piste quando potevano stare aperte. Di certo si sarebbe potuto fare di meglio. Ed è vero che Svizzera e Austria le hanno tenute più o meno aperte ma con risultati discutibili. 

Il vero problema è che la gestione dell’emergenza e la successiva crisi di Governo hanno dimostrato ancora una volta come la “politica” non abbia interesse a prendersi cura della montagna e quanto poco la montagna sia capace di farsi valere.

Ça va sans dire, la ragione sta nel fatto che la montagna porta pochi voti. Tutte le Alpi messe insieme valgono un bacino elettorale inferiore alla sola Campania, tanto per citarne una.

Chi tra noi di questi tempi abbia avuto il desiderio di andare a parlare con le istituzioni per chiedere un aiuto o un consiglio si è inevitabilmente chiesto: “Da chi vado? Chi davvero mi rappresenta”?

Ad un calcolo nemmeno troppo approssimativo, la popolazione alpina da Cuneo a Tarvisio vale poco più di 4 milioni di voti, contando anche chi vive attorno ai tre laghi maggiori. Non arriviamo a 5 milioni mettendo insieme tutti gli Appennini. Più o meno l’8% della popolazione italiana: chi rappresenta tutta questa gente che ha problemi ed esigenze simili? Banalmente non esiste un quotidiano o una radio che si occupino della cronaca e dell’economia di tutte le Alpi. È desolante pensare che l’unico ente superiore che metta insieme le istituzioni alpine sia la famigerata “Conferenza Stato Regioni” che si riunisce per qualche ora una volta al mese e dove normalmente si parla di tutto tranne che della montagna. Gli imprenditori non sono messi meglio: l’associazione di categoria più rappresentativa è proprio l’Anef (Ass.Naz.Esercenti Funiviari) che, come abbiamo visto, non è riuscita nemmeno a farsi ascoltare e i cui membri non sembrano nemmeno navigare sulla stessa rotta (o sciare sulla stessa pista). Quando un imprenditore valdostano o un valtellinese hanno la possibilità di parlare con un loro omologo trentino? Forse, paradossalmente, è proprio la società civile quella meglio rappresentata… durante le grandi Adunate annuali degli Alpini.

Fin qui ci siamo. Queste sono cose che sappiamo tutti.

La gestione dell’emergenza e soprattutto la successiva crisi di Governo hanno dimostrato però anche ai più ciechi che la politica come l’abbiamo sempre intesa non esiste più. Da anni non esistono più né il centro sinistra né il centro destra, non esiste più la minima ideologia su cui scegliere a chi dare il proprio voto. Oggi più che mai, è solo una questione di interessi personali. Il primo a capirlo è stato Berlusconi che non poteva chiamare il partito “Forza Silvio” e lo ha chiamato Forza Italia. Così come il fiorentino Matteo non poteva chiamare il suo partito “Viva Renzi” e lo ha chiamato Italia Viva. Eppure il Governo, nel bene o nel male, è in crisi solo per la volontà di un singolo. A livello locale la faccenda ha connotazioni perfino peggiori.

Il fatto che la politica sia un flusso di interessi personali, però, non significa che l’individualismo abbia cancellato la solidarietà né che la politica stessa sia morta. È solo diversa.

Noi che viviamo in montagna abbiamo l’occasione di unirci per difendere i nostri interessi. Dobbiamo essere i primi a reinterpretare la politica. Se non ci rappresentate facciamo da soli tutti insieme. Fondiamo un Partito della Montagna (magari troviamogli un nome più adatto perché non vorremmo mai che qualcuno ci indicasse in TV con la sigla “PDM”). Un partito che si presenti solo ed esclusivamente nelle aree di montagna (fino a Lecco o a Bardolino o a Bassano del Grappa, al massimo) e che si preoccupi solo ed esclusivamente di rappresentare chi vive in montagna. Nella migliore delle ipotesi manderebbe due o tre persone in Parlamento ma non è quello che fa la differenza: la differenza sta nel fatto che esisterebbe qualcuno a rappresentanza di tutta la gente delle Alpi. Che novità sarebbe vedere il senatore Oberrauch di Merano che lotta anche per i contadini valdostani? La novità starebbe soprattutto nel fatto che per noi montanari ci sarebbe l’occasione di vedersi tutti insieme, di parlarsi, di creare occasioni, fare squadra sia da un punto di vista politico che economico. La finalità è fare fronte comune dove conta. Gli altri vadano avanti a fare la solita politica, affidando le proprie sorti al Mastella di turno. 

Ieri sera chiacchieravo con una mia amica dell’argomento e lei mi dice che sbaglio perché i partiti di montagna sono capaci di fare squadra: “Ieri le autonomie, la SVP e l’Union Valdotaine hanno votato uniti per la permanenza di Conte. Ben cinque voti”. Nessuno può essere sicuro di avere fatto il bene del paese confermando questo governo ma non è questo il punto: secondo voi al panettiere di Cavalese o all’imprenditore fassano il fatto che abbiamo salvato il governo con i nostri cinque voti cambia qualcosa? Arriveranno dei ristori in più? L’obiettivo di chi rappresenta la gente di montagna non era necessariamente salvare il Governo ma pensare ai propri elettori. Presentandosi “insieme ma separati” hanno avuto la forza di commercializzare il proprio peso? Non era meglio andare tutti uniti e dire: “Caro Conte, vuoi i miei cinque voti? Ecco qui una carta dove garantisci che raddoppi i ristori previsti per le zone alpine. Firma qui e noi ci stiamo”. E questo vale per il Governo Conte o per qualunque altro. È il sistema che usano tutti gli altri. Che bello sarebbe vedere un sit-in di protesta per difendere i nostri diritti contro il Governo con migliaia di trentini, veneti e altoatesini.

Sulle montagne di certo non mancano le persone intelligenti, con tanto buon senso montanaro, che hanno studiato e che parlano tre lingue e che potrebbero guidare l’iniziativa. Ci vengono in mente diversi nomi: la classe dirigente fondatrice va cercata tra i nostri professori universitari, gli industriali, gli imprenditori, i giornalisti, gli impiantisti, gli albergatori, gli scienziati, gli artisti e la tanta gente comune che finora ha scelto di stare lontana anche da un semplice consiglio provinciale. E poco importa se uno di loro ieri votava bianco e l’altro votava nero. Tra coloro che hanno già fatto politica ci sono certamente persone meritevoli ma proveremmo a fare a meno di chi ha nel DNA i meccanismi che dividono e che non è abituato a unire. Non abbiamo mai avuto l’autonomia politica, perché siamo sempre stati legati alle logiche che muovono il Parlamento. Adesso ormai non abbiamo nemmeno l’autonomia fiscale. Almeno avremmo la fiera autonomia delle nostre coscienze e sapremmo di poter rappresentare, se non aiutare, tutta la nostra comunità.

Bello, vero? Funzionerebbe? Mai nella vita. Stasera fantasticheremo con l’idea che alle prossime elezioni ci possa il Partito della Montagna sulla scheda ma non servirebbe intervistare uno psicologo di Trento o un sociologo di Bolzano per sapere che noi montanari non siamo capaci di stare insieme e che siamo abituati a farci la guerra nel nostro cortile. Ognuno nella sua baita e vaffanculo tutti gli altri. O forse no…

Enrico Maria Corno

Foto credit : PxHere

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4 commenti su “Vogliamo il partito della montagna!”

  1. Il problema sta nel fatto che se svp e autonomisti hanno dato la fiducia a un governo che ha affossato completamente la montagna significa che loro stessi, teoricamente paladini della montagna, non hanno fatto gli interessi delle loro genti.

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  2. Però bisognerebbe partire da una Regione alpina con la giusta autonomia, piuttosto che un PDM che a Roma conterebbe poco. E poi io sono fra quelli che credono ancora che gli interessi non siano territoriali, ma di classe. Parola grossa, ma oggi nel centenario della nascita del PCI possiamo rispolverarla, anche declinandola diversamente… 😉

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