Zorro, forte personalità e grande determinazione

Fisico atletico, movimenti rapidi, voce decisa. Per Cristian Zorzi «Zorro» gli anni sono passati al rallentatore. Porta con baldanza il mezzo secolo di vita e non appare un atleta «dismesso», termine tecnico per definire gli atleti militari che riprendono fiato. Il suo sguardo si accende quando parliamo della sua prima passione: lo sci di fondo.

Valle di Fiemme Tre Mondiali in ventidue anni (1991 – 2003 – 2013), Tour di Ski, Trofeo Topolino (oggi Skiri Trophy). Siamo pronti per una Olimpiade?

«Certo! I giochi olimpici e paralimpici Milano – Cortina sono la ciliegina sulla torta per la Valle di Fiemme. La macchina organizzativa è rodata dopo numerosi grandi eventi e ci sono persone, professionalità e volontari competenti. Abbiamo le carte in regola per affrontare un appuntamento impegnativo ma esaltante».

Che ruolo avrà la scuola alpina della Guardia di Finanza di Predazzo?

«Il nostro centro accoglierà il villaggio olimpico per il doppio appuntamento: giochi olimpici e paralimpici. Gli agenti avranno compiti di ordine pubblico ma sono una fonte importante di volontariato. È presto per prevedere esattamente i compiti che avremo. I giochi olimpici sono un evento vicino ma anche lontano, non si sa mai su quale scala temporale misurarsi».

E per Cristian Zorzi?

«È ancora tutto da definire. Potrei giocare il ruolo di testimonial della Valle di Fiemme, tenere rapporti tra nazioni e organizzazione. Mi è stato proposto anche di partecipare alle telecronache sportive di sky tv. Vedremo».

Attualmente che compiti ricopre?

«Sono istruttore all’interno della scuola alpina della Guardia di Finanza. Seguo gli allievi che affrontano la prima formazione nella scuola di Predazzo. Avrei voluto ricoprire il ruolo di allenatore, ma così non è stato. Però faccio il tecnico utilizzando le ferie. Seguo, insieme a un collega, l’unico fondista di Andorra (principato tra Spagna e Francia). È un giovane che va forte e corre nella Coppa del Mondo. Rubo del tempo alla famiglia che comunque comprende la mia passione».

Che ricordo rimane della medaglia d’oro di Torino?

«Direi che sono amici, colleghi, giornalisti, a riportare alla memoria quel lontano evento. Eravamo alle Olimpiadi di Torino 2006, quando il quartetto composto da Valbusa, Di Centa, Piller e il sottoscritto arrivò in cima al podio. Vincere una medaglia d’oro olimpico è come un sogno nel cassetto. Sembra un obiettivo impossibile nascosto gelosamente in qualche parte del tuo cervello. Ti alleni, fatichi per vincere il più possibile poi, ecco, un giorno raggiungi la meta, vivi quell’attimo e poi il sogno rientra nel cassetto. Non ne hai più traccia».

E la medaglia più sofferta?

«Certamente quella di Sapporo nel 2007 a un anno dall’esperienza di Torino. È duro riconfermare una prestazione importante. Non è solo un problema di allenamento fisico, di trovare la forma giusta. È sopratutto un aspetto mentale da tenere sotto controllo».

Come ha iniziato nel mondo dello sport?

Martino Vanzo

«Come tutti i bambini di Moena, ero iscritto alla società sportiva del paese, la Monti Pallidi. Ho praticato lo sci alpino, l’hockey, il salto, lo slittino con il mitico maestro Sergio e ovviamente lo sci di fondo. Tutte esperienze utili per capire cosa fare. Poi a 13 anni ho vinto una gara di fondo e sono stato selezionato per una trasferta in Svezia. È stata la scintilla per la mia carriera. È necessario sottolineare che Moena è la culla del fondismo, abbiamo avuto atleti di prim’ordine e la tradizione ha il suo peso».

Perché l’interesse per lo sprint? (gara con partenza in linea su pista breve)

«Lo sprint richiede concentrazione, ottima tecnica, doti di velocità e potenza. A questo si aggiunge la capacità di capire i punti deboli dei tuoi avversari. Devi essere pronto a percepire se l’avversario parte lento e in seguito cresce di intensità, oppure va via veloce e poi rallenta. Guardi come affronta le curve e le discese per intuire quando forzare o trattenere lo scatto. Tutto questo in un arco temporale breve dove far girare il fisico al massimo mantenendo la mente fredda e lucida».

Quali consigli dare a un giovane atleta?

«Non amo dare consigli. Un atleta deve trovare la sua strada crescendo giorno dopo giorno non facendo errori oppure imparando da quelli fatti. Preferisco il dialogo facendo da specchio per allenamenti, scelta dei materiali e programma dell’attività».

È più importante la forza fisica o la mente?

«Direi che entrambi le componenti sono importanti. I campioni sono dotati sia di forza fisica che di elaborazione mentale. Se parliamo di un atleta medio forse è più importante avere testa che gambe».

Un atleta «dismesso» come si tiene in forma?

«È importante muoversi, provare varie esperienze: corsa, bici, sci ma sopratutto camminare. Quando ero atleta l’obiettivo era raggiungere determinati standard e quindi ci si allenava a testa bassa. Ora posso guardarmi attorno e scopro angoli delle nostre montagne del tutto sconosciuti».

Come sta il fondo italiano?

«Non benissimo. Ci sono pochi giovani e la modalità di gestire le squadre è un po’ datata. Forse i corpi militari, gli unici che assicurano un sostentamento agli atleti, dovrebbero aumentare le ammissioni. Dall’interazione in un gruppo più folto potrebbero emergere personalità interessanti».

Quindi non c’è un altro «Zorro» in vista?

«Al momento non vedo ricambi. Federico Pellegrino sta vincendo molto ma è l’unico che crea movimento nella squadra azzurra».

Giberto Bonani

Morandini Costante
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