Dalla crisi alla ripresa

Proponiamo un altro articolo tratto dallo Speciale Abitare pubblicato sul numero di maggio dell’Avisio.  Stefan Hintner e Mattia Mottin fanno il punto sul mercato immobiliare, settore che è riuscito a riprendersi dalla crisi del 2006 e che ora guarda al futuro con ottimismo

Il mercato immobiliare si sta lasciando alle spalle un decennio particolarmente difficile. Una crisi che sembra aver colpito alcune zone più di altre. L’Alto Adige, per esempio, ha tenuto botta, forte di un turismo di alto livello che ha continuato a sostenere l’economia locale. Il Trentino ne ha risentito di più, ma si sta riprendendo. Stefan Hintner di Lifandi Immobiliare, agenzia con sedi a Bolzano, Egna e Merano, fa il punto sul mercato immobiliare altoatesino.

Hintner, come è stato iniziare a lavorare in questo settore nel 2009, proprio nel pieno della crisi immobiliare?

Ora che la crisi è alle spalle, mi sento di dire che iniziare a lavorare in questo settore proprio in quegli anni mi ha aiutato a capire che le dinamiche di mercato non sono scontate e che non sempre tutto va bene. Questa consapevolezza permette di essere pronti ad affrontare eventuali nuove difficoltà che si dovessero incontrare. 

Cosa ha insegnato la crisi del 2006?

È diventato evidente come la richiesta di immobili dipenda dalla liquidità, che su importi importanti è per forza legata alla disponibilità delle banche. Prima che la situazione degenerasse, quindici anni fa, le banche si erano esposte concedendo mutui non coperti, finendo per mettersi a rischio fallimento. Per molti anni, per reazione, gli istituti bancari hanno concesso nuovi finanziamenti con molta difficoltà, anche per l’acquisto della prima casa. Questo ha avuto inevitabili ripercussioni sul settore immobiliare, con un netto abbassamento dei prezzi per mancanza di domanda. L’Alto Adige è stato un po’ un caso a sé: le zone più urbanizzate, come Bolzano, Merano e Bressanone, si sono sempre vendute bene e in generale anche nelle valli il mercato ha tenuto. Merito di un turismo di qualità, che ha ricadute su tutti gli altri settori dell’economia. Infatti, rispetto ad altre zone di montagna, l’Alto Adige non vive lo spopolamento delle valli, dove i giovani rimangono perché sanno di avere delle buone prospettive di vita.

Il Covid ha inciso sul mercato?

Siamo di fronte a una crisi molto differente rispetto a quella del 2006, che ha colpito direttamente il settore immobiliare. Questa che stiamo affrontando è una crisi prima di tutto sanitaria, che sta intaccando anche alcuni settori dell’economia, ma non tutti. In molti in questo momento hanno voglia di investire sul mattone, anche perché i tassi di interesse sono al livello minimo possibile. Stiamo quindi assistendo a un rilancio del mercato immobiliare, che si basa soprattutto sulla riqualificazione dell’esistente. La provincia di Bolzano, infatti, ha reso ancora più difficile il cambio di destinazione d’uso dei terreni. Approvo questa linea perché è la bellezza del paesaggio che ci rende così competitivi.

Mattia Mottin segue, invece, per Lifandi Immobiliari, la provincia di Trento.

Rispetto all’Alto Adige, qual è lo stato di salute del mercato immobiliare trentino?

Il Trentino è simile all’Alto Adige come dinamiche, ma tutto avviene più lentamente. Stiamo quindi assistendo anche qui a una ripresa del mercato, che non riguarda però tutto il territorio, ma soprattutto le zone turistiche. Le valli che vivono di agricoltura faticano di più a ripartire. I prezzi in Trentino rimangono comunque più bassi di quelli altoatesini, anche se stanno risalendo. Il clima generale è positivo e le banche hanno ripreso a concedere mutui.

Il Covid ha cambiato la tipologia di richieste?

Direi di sì. Assistiamo a un aumento della domanda di immobili con giardini e balconi, perché la gente chiede almeno uno spazio all’aperto da poter vivere in caso di nuove restrizioni. Al contrario, però, c’è meno offerta di immobili in vendita, con conseguente aumento dei prezzi.

Il Superbonus 110% ha avuto un ruolo in questa ripresa?

C’è molto interesse attorno a questo contributo, ma vedo anche parecchia cautela da parte delle aziende che cercano di capire se tutto funzionerà davvero come è stato promesso. Direi comunque che le possibili ricadute di questo incentivo possono essere positive, non solo in termini economici, ma anche di riqualificazione dei paesi.

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